martedì 25 agosto 2009

DIRITTO AL LAVORO PER GLI OVER 40!!!

http://www.sottoscrivo.com/85_diritto-al-lavoro-per-gli-over-40.htm


LEGGETE BENE L'ARTICOLO E FIRMATE!!!

SOSTENIAMO PINO MASCIARI E FAMIGLIA!!!

http://firmiamo.it/scortaperpinomasciari


DESCRIZIONE PRESA DAGLI AMICI DEL BLOG DI PINO MASCIARI.Giuseppe Masciari è un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie (medico odontoiatra) e ai loro due bambini.Pino ha denunciato la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica.La criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni edili, bloccandone le attività sia nelle opere pubbliche che nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava. Tutto ciò dal giorno in cui ha detto basta alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della ‘ndrangheta.Il sei per cento ai politici e il tre per cento ai mafiosi, ma anche angherie, assunzioni pilotate, forniture di materiali e di manodopera imposta da qualche capo-cosca o da qualche amministratore, nonché costruzioni di fabbricati e di uffici senza percepire alcun compenso, regali di appartamenti, e acquisto di autovetture: questo fu il prezzo che si rifiutò di pagare.Fu allontanato dalla sua terra per l’imminente pericolo di vita a cui si è trovato esposto lui e la sua famiglia.CronostoriaDa quando operava nella sua attività con le sue aziende, Pino Masciari non si arrese mai ai soprusi della ‘ndrangheta, si ribella, riferisce all’Autorità Giudiziaria e denuncia, fino al punto di decidere la chiusura delle sue imprese licenziando nel settembre 1994 gli ultimi 58 operai rimasti.Ingresso nel Programma Speciale di ProtezioneIl 18 Ottobre 1997 Pino, Marisa e i due figli appena nati entrano nel programma speciale di protezione e scompaiono dalla notte al giorno: niente più famiglia, lavoro, affetti, niente più Calabria. Pino testimonia nei principali processi contro la ‘ndrangheta e il sistema di collusione, quale parte offesa e costituito parte civile. Diventa “il principale testimone di giustizia italiano”, così lo definisce il procuratore generale Pier Luigi Vigna. Inizia il CALVARIO: accompagnamenti con veicoli non blindati, con la targa della località protetta, fatto sedere in mezzo ai numerosi imputati denunciati, intimidito, lasciato senza scorta in diverse occasioni relative ai processi in Calabria, registrato negli alberghi con suo vero nome e cognome, senza documenti di copertura. Troppi episodi svelano le falle del sistema di protezione che dovrebbe garantire sicurezza per lui e la famiglia.Lo Stato istituisce la figura del testimone di giustizia2001. Con la legge 45/2001 si istituisce la figura del testimone di giustizia, cittadino esemplare che sente il senso civico di testimoniare quale servizio allo Stato e alla Società.Il 28 Luglio 2004, la Commissione Centrale del Ministero degli Interni gli notifica “che sussistono gravi ed attuali profili di rischio, che non consentono di poter autorizzare il ritorno del Masciari e del suo nucleo familiare nella località di origine; Ritenuto che il rientro non autorizzato nella località di origine potrebbe configurare violazione suscettibile di revoca del programma speciale di protezione”.Revoca del programma speciale di protezioneIl 27 Ottobre 2004, tre mesi dopo, la stessa Commissione Centrale del Ministero degli Interni gli notifica il temine del programma speciale di protezione. Tra le motivazioni si indica che i processi erano terminati. Cosa non vera: i processi erano in corso e la D.D.A. di Catanzaro emetteva in data , 6 febbraio 2006 successiva alla delibera, attestato che i processi era in corso di trattazione.Ricorso contro la revoca19 Gennaio 2005, Pino fa ricorso al TAR del Lazio contro la revoca, azione che gli permette di rimaneresotto programma di protezione in attesa di sentenza.Il programma cessa in ogni caso1 Febbraio 2005, senza tenere conto del ricorso già in atto, la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno delibera ancora una volta di “ invitare il testimone di giustizia Masciari Giuseppe ad esprimere la formale accettazione della precedente delibera ricordando che alla mancata accettazione da parte del Masciari, seguirà comunque la cessazione del programma speciale di protezione”.Non può testimoniare ai processiIl 19 Maggio 2006, il legale di Masciari invia una nota alle Autorità competenti per segnalare che i Tribunali erano stati notiziati della fuoriuscita del Masciari dal programma di protezione per cui lo stesso non risultava essere più soggetto a scorta per accompagnamento nelle sedi di Giustizia. Pino Masciari si è recato ugualmente nei processi con senso di DOVERE, accompagnato dalla società civile.Sentenza del TAR: diritto alla sicurezzaGennaio 2009, dopo 50 mesi a fronte dei 6 mesi stabiliti dalla legge 45/2001 art.10 comma 2 sexies-, il TAR del Lazio pronuncia la sentenza riguardo il ricorso e stabilisce l’inalienabilità del diritto alla sicurezza, l’impossibilità di sistemi di protezione o programmi a scadenza temporale predeterminata e ordina al Ministero di attuare le delibere su sicurezza, reinserimento sociale, lavorativo, risarcimento dei danni. Pino Masciari per tramite del suo legale fa richiesta formale dell’ottemperanza della sentenza.Sciopero della fame e della seteAprile 2009 Non avendo ricevuto nessuna risposta dalla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno, Pino annuncia la volontà di cominciare il 7 aprile lo sciopero della fame e della sete, fintanto che non vedrà rispettati i diritti della sua famiglia ancor prima che i propri. Lo sciopero della fame è l’ultima risorsa, noi la supportiamo vista l’urgente necessità di tornare a vivere. Grazie a pino Masciari abbiamo imparato ad amare lo STATO. Dodici anni di sofferenza e esilio sono un prezzo altissimo che i Masciari hanno pagato con dignità, senza mai rinnegare la scelta fatta. E’ ora che questo STATO riconosca loro quanto dovuto. Noi, Società Civile, non possiamo accettare questa scelta senza lottare fino all’ultimo istante al fine di evitare l’ ennesimo estremo sacrificio della famiglia Masciari. Basta una firma, e la volontà di apporla. Per i cittadini, lo STATO e la Costituzione. Per la Famiglia Masciari.DocumentiDi seguito alcuni documenti fondamentali per comprendere la situazione di Pino Masciari e di chi, come lui, ha intrapreso la strada della denuncia leggili qui» Commissione Parlamentare Antimafia – Resoconto Stenografico della seduta n.69 del 14 giugno 2005;Commissione Parlamentare Antimafia – Relazione finale di minoranza XIV LEGISLATURA del 16 gennaio 2006;Commissione Parlamentare Antimafia – 19 febbraio 2008 – ultima relazione della sui Testimoni di Giustizia relatrice On. Angela Napoli;

sabato 8 agosto 2009

LAVORATORI A RISCHIO BY ANSA

http://www.corriere.it/economia/09_agosto_08/cgia_mestre_posti_lavoro_autunno_disoccupazione_b882e7b2-83fd-11de-bc84-00144f02aabc.shtml
http://www.antimafiaduemila.com/conten
Sonia Alfano: 'omicidio Scopelliti ancora senza verita' ' PDF Stampa E-mail

8 agosto 2009
Palermo.
"Quello del giudice Antonino Scopelliti e' ancora oggi un omicidio senza piena verita'.




Piena verità sui mandanti, sugli esecutori, sulle condizioni in cui maturò la sua uccisione, ma anche piena verità sulla trama di collusioni e di coperture anche istituzionali che lo resero possibile. E' venuto il momento che chi sa parli e che emergano tutte le responsabilità". Lo afferma il deputato europeo dell'Idv e presidente dell'Associazione nazionale familiari vittime di mafia, Sonia Alfano. Scopelliti, sostituto procuratore generale presso la Cassazione, venne assassinato il 9 agosto 1991 mentre si trovava in vacanza in Calabria, sua terra d'origine. Il magistrato venne ucciso mentre si trovava in auto. Due sicari lo affiancarono e gli spararono colpi di arma da fuoco. Quando venne assassinato, Scopelliti stava preparando, in sede di legittimità, il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dai boss mafiosi che erano stati condannati nel primo maxi processo a Cosa nostra.

ANSA
t/view/18562/
http://firmiamo.it/fuorilagendarossadipaoloborsellino

Felice Cavallaro, inviato de “Il Corriere della sera”, ha incontrato e conosciuto il giudice Paolo Borsellino. A diciassette anni di distanza, ricorda il magistrato ucciso dalla mafia in via D’Amelio, e soprattutto ne restituisce l’immagine di un uomo che cercava solo di fare al meglio il proprio lavoro. Ecco il racconto dalla sua viva voce di cronista.

La polemica di Sciascia
“Ricordo che fu Rocco Chinnici, che già conoscevo, a presentarmi Paolo Borsellino. L’occasione fu l’istituzione del pool antimafia nel quale Chinnici inserì, oltre a Borsellino, anche Giovanni Falcone. Scelta che fu dettata dalla esperienza che i due magistrati avevano acquisito durante il loro lavoro e impegno. Da allora nacque una reciproca stima, certamente da pare mia e credo che fosse anche ricambiata dallo stesso Borsellino. Se devo raccontare un episodio che lo riguarda, mi viene in mente senza dubbio il vespaio di polemiche sorto all’indomani di un articolo di Leonardo Sciascia pubblicato il 10 gennaio 1987 sul Corriere, sul tema dei professionisti dell’antimafia. Un fatto su cui ci confrontammo a lungo. Ritengo che quel pezzo di Sciascia fosse indovinato, ma con un esempio sbagliato. In realtà, nemmeno Borsellino e Falcone ebbero mai degli screzi e delle incomprensioni con Sciascia, perché non potevano pensare che proprio lo scrittore siciliano dal quale avevano attinto e appreso il concetto e il valore dell’antimafia, potesse poi stare dall’altra parte. Borsellino e Sciascia ebbero poi modo di incontrarsi e chiarirsi a Marsala, a pranzo in un ristorante. Incontro a cui però non venne dato risalto. Due anni dopo la morte di Sciascia, nel luglio del ‘91 invitai Borsellino a Recalmuto, paese d’origine di Sciascia e mio, per parlare delle questioni più dibattute di quel momento e ovviamente anche delle polemiche seguite all’articolo in questione. Borsellino si presentò pomeriggio in una piazza gremita, in compagnia di Falcone e assieme spiegarono che con Sciascia non ci fu mai uno screzio, una incomprensione e che si erano chiariti in quell’incontro a Marsala. Quell’episodio rafforzò in me l’idea che Sciascia aveva sbagliato esempi, con dei giudici così grandi, ma la questione rimaneva reale e concreta”.

Falcone sotto tiro
“Ricordo quando Falcone venne ostacolato nella corsa come consigliere istruttore. Incarico affidato invece a Meli. Senza dimenticare poi l’accusa rivolta sempre allo stesso Falcone di tenere i segreti nei cassetti e non valicare la politica. In una trasmissione del Gr1, ‘Radio anch’io’, Borsellino spiegò l’equivoco dei segreti tenuti nei cassetti, dicendo che i magistrati perseguono reati sulla base di prove e non invece l’immoralità e la scorrettezza politica. Perché sono questioni che attengono invece alla società civile”.

Borsellino e i giornalisti
”Con i giornalisti c’era la massima correttezza reciproca – racconta ancora Felice Cavallaro –, era disponibile alla comprensione. Borsellino aveva però riserbo per i passaggi essenziali di una inchiesta, preoccupandosi della fuga di notizie. Alla fine si era creato un rapporto molto schietto e leale tra giudici e cronisti. Tra alcuni nacque una vera e propria amicizia, come tra il giornalista La Licata e il giudice Falcone, tanto che insieme scrissero un libro”.

Via D’Amelio
“Il giorno di via D’Amelio fu terribile – continua Cavallaro con la voce che diventa grave e pensosa -. Ricordo che in quei giorni stavo lavorando a un nuovo libro con il giudice Ayala che si doveva occupare dell’introduzione. Quella domenica pomeriggio doveva venire a casa mia. A un certo punto da casa mia in centro a Palermo, sentii un boato. Andai in terrazza e mi accorsi di una nuvola densa di fumo nero, dalle parti della Fiera del Mediaterraneo. A quel tempo Ayala abitava lì vicino. Lui era in ritardo. Corsi subito a chiamarlo, direttamente a casa. Mi rispose la moglie e mi disse che anche loro avevano sentito. Allora corsi subito in moto e in cinque minuti arrivai lì. Arrivai in via D’Amelio. C’era anche Ayala. La scena davanti ai nostri occhi era terrificante. C’era ancora il fuoco e il fumo. Non si capiva niente, tra lamiere e corpi. Fu lì che a un certo punto ci trovammo al centro della Storia, senza saperlo. Erano già trascorsi tre quarti d’ora dall’esplosione e la portiera posteriore della macchina di Borsellino era spalancata. Lì, tra il sedile anteriore e quello posteriore c’era la sua borsa. A un certo punto un agente in borghese la prese e vedendomi, forse mi credeva un uomo della scorta di Ayala, me la diede in mano. Solo pochi attimi. Mi girai verso Ayala, vedendo un carabiniere in divisa, fu lo stesso Ayala che disse: ‘Ma questa dovrebbe tenerla lei’. Fu così che la consegnammo. Quando fu ritrovata mancava l’agenda rossa di Borsellino. Il resto è storia dei nostri giorni, di un’inchiesta ancora aperta. Né io, né Ayala ricordiamo il volto o il nome di quel militare. Cosa che abbiamo dichiarato anche negli interrogatori a Caltanissetta”.

Stragi e misteri
“Dopo quelle stragi, Capaci e via D’Amelio, ma anche a partire dal fallito attentato alla casa di Falcone all’Addaura, la mia idea – spiega il giornalista del Corriere della Sera – è quella della presenza di una struttura deviata dello Stato, e a una parte dei servizi segreti. Di una mafia usata come braccio armato. L’Italia è un paese che ha vissuto periodi ed episodi simili. Ma anche altri Paesi, penso oggi ai giornalisti uccisi in Cecenia e ai presidenti americani assassinati da non si sa bene ancora oggi da chi e per conto di chi. Oggi parlare col senno del poi sarebbe facile. Eppure in quei giorni, a poca distanza di tempo dalla strage di Capaci una cosa del genere sembrava impossibile. Dopo però no. Dopo ci si rese conto che Palermo era una città in cui si rischiava giorno per giorno. Ricordo che negli ultimi tempi, giorni prima della sua morte, incontrai Borsellino nei corridoi deil palazzo di Giustizia: era strano, inquieto, turbato. Si capiva che qualcosa non andava. Guardava con gli occhi bassi il pavimento. L’ultimo nostro incontro fu un’intervista per il mio giornale. Era il 22 giugno, a un mese dall’assassinio di Falcone. Mi diede appuntamento alle 7.30 del mattina e restammo a parlare fino alle 9 al Palazzo”.

La fiducia di un giudice
“Diceva: ‘Un giorno questa terra sarà bellissima’. È questa l’immagine che ho in mente quando penso a Borsellino – afferma Cavallaro -. Parole che forse nascondono la certezza di chi sapeva che quel giorno non ci sarebbe stato, ma svelavano la fiducia che sarebbe venuto. Ecco lo racconterei così io ai giovani il giudice e l’uomo Borsellino. Al di fuori del cliché sbagliato dell’eroe. Era un uomo che cercava di fare al meglio il proprio lavoro. Io domenica (oggi, ndr) sarò in via D’Amelio a ricordare. Perché credo che la memoria si coltivi anche così, con la presenza”.
(INFORMAZIONI DA LIVE SICILIA)


Firma

Promosso da

Autore:

Margherita Guagliumi

Registrata il:

08/08/09

La petizione FUORI L'AGENDA ROSSA è stata creata da e scritta da Margherita Guagliumi.

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Questa petizione è ospitata presso LivePetitions.com come un servizio pubblico.
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giovedì 6 agosto 2009

19 luglio 2009 palermo


NON ERAVAMO MOLTI Ma COMUNQUE TUTTI CON LO STESSO PENSIERO LO STESSO IDEALE GLI STESSI INTENTI.
PAOLO E LA SUA SCORTA VIVONO!!!!



http://www.youtube.com/watch?v=_F6fEQkUMs0